sabato 26 maggio 2012
Dracula, l'antipolitica e la voglia di cambiare
di Angela Francesca D'Atri
C'é chi lo ricorda come un comico, ma nel fatto che a cavalcare l'onda dell'antipolitica italiana, come hanno evidenziato le ultime amministrative, ci sia Beppe Grillo non c'è nulla di comico ma di terribilmente serio. In un periodo storico in cui l'ideologia è morta da un pezzo e dove l'economia ha sopraffatto la politica, dove nessuno crede più a niente e a nessuno, è facile cadere preda del primo “santone” di turno. L'effetto placebo però non può durare. Così come non possiamo affidare ancora a lungo le redini del Governo a tecnici preoccupati solo di far quadrare i conti (di chi?). Siamo troppo spaventati da un mostruoso spread che ci tiene con il fiato sospeso, mentre dall'altro lato ci sentiamo persi nelle braccia di un Dracula feroce sul punto di essere dissanguati. Come possiamo rassegnarci al fatto che dobbiamo pagarla per i troppi sprechi, per l'incompetenza, l'inefficienza e la malagestione di decenni della politica? Senza capacità di pensare un concetto creativo per uscire dalla crisi, la pagheremo di più. Se la gestione della cosa pubblica non torna in mano ad amministratori esperti della Res pubblica, coscienziosi e competenti, soffriremo ancora. Il dubbio é se come italiani siamo pronti a cambiare, perché dietro alla oligarchica corruzione dei pochi che governano, c'è un popolo non proprio lindo e capriccioso come un bimbo che vuole tutto e subito. Fino a qualche decennio fa, non eravamo ricchi ma avevano la speranza e la fiducia di costruire un futuro migliore. Non facevamo il passo più lungo della gamba, ma un passo alla volta, mattone dopo mattone. Le provocazioni oggi vanno bene, le critiche servono ma poi ci deve essere la volontà di un popolo di cambiare il corso del proprio destino.
(Voi e Noi, maggio 2012)
lunedì 7 maggio 2012
Stanchi di tutto, di chi ci scalda la solita minestra elettorale
Ci preoccupa la situazione economica del nostro Paese. Sta crescendo il numero dei suicidi tra i disoccupati e gli imprenditori afflitti dai debiti e dai conti che non riescono più a pagare. Sale l'inflazione, diminuisce il potere d'acquisto, non c'è nessuna prospettiva di crescita. E' allarmante come l'Italia che era la sesta economia mondiale sia scesa all'ottavo posto e si stia impoverendo sempre di più, con la previsione di una discesa di altri due livelli nei prossimi due anni. Il problema certamente andrebbe studiato da diverse angolazioni, ma quello che emerge nell'immediato lo si legge sui volti della gente che ogni giorno s'incontra per strada, nei negozi, sui mezzi pubblici, è tristezza mista a rabbia, rabbia per la nostra classe politica. Ormai la divisione è netta, il popolo odia la casta che ci avrebbe ridotto a quello che siamo, un popolo di gente che si arrangia, cassintegrati, precari, lavoratori in nero, sottopagati, con contratti di solidarietà, liberi professionisti con salari da fame, pensionati ridotti a mangiare alle mense dei poveri, giovani senza futuro se non quello di fare la valigia. La rabbia si alimenta nel silenzio. Del resto continuare a vedere i politici dalle mani sporche far parte di una élite litigiosa, nominata dai partiti, che invece di fare il bene del Paese si spartisce gli ultimi avanzi prima della fine, fa davvero rabbia. Questo mentre è già partito il countdown per le prossime governative: per alcuni l'autunno 2012, per altri il 2013. L'antipolitica cresce e intanto va cavalcata e a cavalcarla ci prova paradossalmente la stessa politica, la stessa casta, tanto per confondere le acque. Così per strada capita di leggere manifesti con slogan ad effetto del tipo “Basta le solite facce”, peccato che si stia parlando delle loro. La confusione fa parte del gioco, il fine è spingere l'elettorato, quello non ricattabile, a non votare. Non votare è invece solo lo scettro che si dà in mano alla casta. Votare è un diritto, più che un dovere, guadagnato con il sangue dei nostri avi. La protesta si può esprimere semmai nell'urna elettorale annullando la propria scheda. La redazione de “La Voce dei Castelli” si rivolge ai lettori chiedendo una presa di coscienza di quanto sta succedendo, non si può rimanere impassibili solo perché si è perso la speranza. E' sconvolgente apprendere che secondo l'Istat in Italia c'è un esercito di quasi tre milioni di persone definite “inattive” che non cercano più un lavoro, che non studiano, che non protestano in piazza. La nostra redazione ha deciso di non stare più in silenzio. Vogliamo farci portavoce della protesta di tutti cittadini onesti che hanno lavorato e creduto nel nostro Paese, di chi ha investito idee e risorse, studiato per un futuro migliore per sé e i propri figli. Il sistema attuale è fallito, corrotto non fa altro che corrompere chi vi accede, occorre fare tabula rasa e ripartire, ricostruire. Possiamo farlo con la nostra creatività di italiani anche senza l'aiuto delle noiose e solite facce. Discutiamone insieme.
Aspettiamo le vostre proposte sul nostro account facebook.
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Angela Francesca D'Atri
(La Voce dei Castelli - maggio 2012)
domenica 1 aprile 2012
India: vicenda Marò verso la soluzione?
La vicenda dei due marò italiani imprigionati in India potrebbe presto concludersi con la loro scarcerazione. Almeno stando alle dichiarazioni alla stampa del premier Monti a Seul. Monti è riuscito ad incassare le rassicurazioni del Primo Ministro indiano Singh, il quale gli avrebbe prospettato una soluzione amichevole. Ma a un mese e mezzo dal sequestro dei militari italiani, un tantino di dubbio permane sull’efficacia della nostra politica estera, anche a voler essere il meno polemici possibile. Qualunque sia il destino di questi nostri connazionali non possiamo non interrogarci sul perché siano finiti in mano straniera e riflettere sugli errori della nostra politica. Quale sarebbe stata per esempio la sorte dei due marò se invece che italiani fossero stati britannici? Certamente la Gran Bretagna, a dispetto dell'Italia, sortisce una grande influenza sull’India anche per ragioni storiche. Qualcuno ha parlato di primo grave errore del governo Monti. Si è detto che i due militari del battaglione San Marco, a prescindere dal reato, dovrebbero essere giudicati in Italia. Altro dato che fa riflettere è il ritardo dell'opposizione del sottosegretario De Mistura al trasferimento in carcere dei due fucilieri. Noi sosteniamo la gravità di aver sottovalutato la vicenda dello sbarco a Kochi da chiunque sia avvenuta l'autorizzazione. Quel che rimane certo è che i nostri militari sono imprigionati in India per un reato che, se anche fosse stato realmente commesso, è avvenuto in acque internazionali, ma questo non fa demordere gli indiani che non vogliono l'interferenza nella vicenda dei nostri Ris. Così la matassa diviene sempre più intricata, mentre la stampa indiana rincara la dose sui nostri militari che sarebbero addirittura tacciati di terrorismo, avrebbero aperto fuoco sul peschereccio senza dare il minimo avvertimento. Ma allora chiediamoci: e se invece che italiani i due marines fossero stati americani, come avrebbero agito gli Usa?
Angela Francesca D'Atri
(La Voce dei Castelli, aprile 2012)
giovedì 1 marzo 2012
Un barlume di primavera
Qualcosa di nuovo nell'aria c'è, si percepisce un flebile zefiro che annuncia primavera. E' pensare che dopo la neve di febbraio, le notizie cattive sulla recessione e la crisi finanziaria, era inimmaginabile vedere seppur un minimo spiraglio di luce. Abbiamo ridato fiducia all'Europa. Questo, mentre cresce la povertà e mentre non è mai diminuita la corruzione, l'illegalità e il malaffare. A 20 anni da Mani Pulite ce sono molte di mani ancora da lavare. Tramonta intanto il sogno del posto fisso. Del resto, ci consola il premier Monti, il lavoro stabile è monotono. E a rimanere precari, aggiungiamo noi, non ci si annoia. Nel frattempo, si brucia il destino di tanti giovani sotto gli occhi della casta affamata e pronta a rubarci l'osso dal piatto. Che dire, rimaniamo un popolo approssimativo, spaghetti e mandolino, se persino sui siti istituzionali riusciamo a trasformare la traduzione in inglese del semplice formaggio pecorino in un “dog style”. Infine, a pensarci bene il dog style ci contraddistingue, basta ricordare l'emergenza neve, a come é stata gestita in alcuni comuni dei Castelli e soprattutto a Roma. Senza pale e senza sale. Meno male che è arrivata la primavera. Certo marzo è pazzerello... non dimenticate l'ombrello.
Angela Francesca D'Atri
lunedì 20 febbraio 2012
sabato 4 febbraio 2012
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